"Autostrada A25, Pescara-Roma, la radio trasmette qualche canzone dell’estate in corso: Waka Waka di Shakira, Mondo di Cesare Cremonini, Alejandro di Lady Gaga… e tra un brano e l’altro la speaker, seria ma prestata al faceto, si interroga: “Quale di queste canzoni sarà stata il tormentone dell’estate 2010?”. Inorridisco..."
Lo scorso dicembre, Circolo degli Artisti, Roma. Sul palco quell’innovativo e splendido cantautore che è Paolo Benvegnù, con lui la sua band, una sezione di fiati in aggiunta per l’occasione e alcuni ospiti tra cui Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo, al secolo Afterhours. L’ultima data di un tour non passa quasi mai inosservata e spesso oltre a segnare il punto conclusivo di un percorso, segna un nuovo inizio. Tutto questo e molto di più è finito in Dissolution, il
Annunciati da squilli di trombe, scomparse nel precedente album, riecco gli Africa Unite in perfetto stile Africa Unite. Ed è un’oasi di benessere la loro riconoscibilità, in un mondo musicale in cui tutti i grandi nomi aumentano le copie ma perdono inevitabilmente lo stile. Loro invece, stakanovisti: mai ripetitivi ma sempre fedeli a se stessi. Già, che ne abbiamo visti fin troppi negli ultimi di musicisti finto-esotici e alternativi
II Timoria a modo loro hanno segnato parte degli anni novanta ed è anche una delle poche band che, in questi tempi di crisi anche musicale, non ha tentato un goffo tentativo di reunion. Da una parte Francesco Renga, che uscì dalla band nel 1998, dall’altra Omar Pedrini, fondatore e autore della maggior parte dei testi del gruppo. Pedrini che con alti e bassi, silenzi e ritorni, è nella musica dal 1986, e ventiquattro
I PGR sono stati uno dei gruppi più interessanti della storia della musica italiana, durato un tempo troppo breve per consentirgli di entrare nell'immaginario del pubblico (sollecitato quasi esclusivamente dalla novità del momento), ma abbastanza lungo per lasciare alla memoria canzoni originali e bellissime. I PGR non ci sono più e non potranno più esserci: ci sono alchimie che vivono il tempo che devono, e poi svaniscono;
Il suo disegno artistico, Peppe Voltarelli lo aveva svelato a PopOn in un’intervista di qualche anno fa: riscoprire la fiducia in se stesso, contare solo sulle sue forze e sulla sua innata capacità artistica di stralunato chansonnier. È da qui che bisogna partire se si vuole restituire un senso ai tredici canti di questa Ultima notte a Malà Strana. Un album pensato tutto in prima
Giorni fa ero al telefono con un pezzo grosso di una major (praticamente un panda) il quale, tra un morso al bambù e l’altro, chiacchierava con me dello stato dell’arte. A noi che ci occupiamo di musica capita, a volte, di parlare di queste cose, fa parte del nostro lavoro, tanto quanto lo scrivere recensioni o il fingere interesse nei confronti delle dichiarazioni a effetto di artisti che, fosse per noi, non solo non
Il vincolo della dimensione indie fa bene ai Virginiana Miller: è vero che infrangere il confine del piccolo e del locale, della promozione millesimata potrebbe fornire loro maggiori risorse da investire e una nuova vena creativa, ma il nuovo cd, Il primo lunedì del mondo, dimostra che non ne hanno bisogno più di tanto. La band livornese, infatti, riesce a coniugare una sincerità compositiva - di per sé poetica – con
A non avere un cazzo da fare, sarebbe bello un giorno soffermarsi a ragionare sul perché si facciano dischi (ma anche si scrivano libri, si girino film, per dire, insomma, perché chi si ritiene o viene ritenuto artista pratichi la propria arte). A non avere un cazzo da fare, appunto, ma noi siamo qui per scrivere e leggere del nuovo album di Ligabue, quindi rimandiamo le
Cosa ci si può aspettare dal secondo album di un'artista emergente come Arisa? Sicuramente qualche scintilla in più rispetto al suo primo lavoro e invece nessun fuoco d'artificio spunta all'orizzonte perché Malamorenò non fa altro che confermare la linea seguita da Sincerità con una differenza fondamentale: questo disco manca decisamente di mordente. Canzoni come Io sono, Te lo volevo dire o la stessa Sincerità
Sgombriamo il campo da un fastidioso malinteso: Goodbike dei Têtes de Bois non è un album che parla di ciclismo. Piuttosto, è un disco che affronta tematiche amorose. Un amore reale, non solo sesso e fugace passione. Uno di quegli amori poderosi che passano il traguardo delle nozze d’oro e, quando si può, anche quelle di diamante. Amori immortali proprio in quanto faticosi: scanditi da lacrime,